La mia è un'indagine interna alla scultura, alle sue declinazioni linguistiche e alla capacità auto-generativa della forma.

Le mie opere rappresentano sistemi autopoietici governati da principi dogmatici di volta in volta diversificati. Si tratta di micro produzioni aperte ad una revisione, alla modifica degli assetti estetico-formali e delle declinazioni concettuali.

Intendo la scultura come forma del luogo e il contesto come lo spazio della relazione. La forma in sé non ha ragione se non evidenzia correlazioni che si determinano in una specifica condizione contestuale.

Nel mio lavoro gli oggetti vanno considerati enti privi di funzione, materia strumentale con una forma determinata. Non hanno alcuna utilità al di là del ruolo specifico che svolgono nell’opera come dispositivi di conoscenza e riprogrammazione di funzioni cognitive, come metro o limite attraverso il quale indagare spazio, forma e contenuto.

Non sono interessato alla forma in quanto tale, ma al rapporto che instaura con un contesto sul piano cognitivo, determinando un nuovo ordine di priorità nella lettura della realtà.

L’opera è un sistema con una sua struttura intrinseca che deve registrare relazioni biunivoche. È necessario in tal senso un nuovo arrangiamento ogni volta che il lavoro cambia habitat. È un concetto che di solito investe la parte curatoriale di una mostra. Nel mio lavoro questo meccanismo rientra attivamente nelle dinamiche dell’opera.

 
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